Grigio antracite, nero carbone, pallidi bagliori di lampade artificiali, silenzio rotto da echi di passi in lontananza, spettrale schiera di malinconiche casette. Londra è un non luogo infestato da fantasmi. Fanno la loro comparsa solo quando il buio si impossessa della città, accorrono a frotte lungo le sponde del Tamigi, ricercano le bettole di Soho. David Copperfield orfanello si aggira per Blackfriars alla ricerca del magazzino di Murdstone and Grinby, Mr. Hyde costretto a vagare per le strade di Soho scruta i nights e anela il suo lugubre palazzotto sinistro. Mrs. Dallowey passeggia per Westminster assaporando quella speciale solennità, quella sospensione, che non sono più.
Londra è un museo abitato da turisti inebetiti che profanano la Storia. Li si vede intenti a scimmiottare la copertina di Abbey Road, o sorridenti ingabbiati in una red telephone box. Stereotipi londinesi. Abbuffata di musei, chiese, monumenti, mercatini, centri commerciali che si trasforma in vomito e oblio alla fine del viaggio. Dickens, Stevenson, Virginia Woolf, violentati da un progresso dimentico del passato, cacciati dalla città che hanno resa viva, sonnecchiano sbiaditi in dormitori letterari.
Londra è una città dell’immaginario. Per scoprirlo bisogna raggiungere Brick Lane. Brick Lane con la sua faccia indiana e il suo cuore multietnico. Quando si pensa di avere esplorato tutta la zona e di averla compresa, ci si accorge che ci sono nuovi profumi da odorare, nuovi sapori da assaggiare, musica diversa da ascoltare, nuovi visi da incontrare. Guazzabuglio colorato, allegro, variegato, Brick Lane ridesta la serietà della fantasia che ha permesso a scrittori, cantanti, artisti di fare di Londra la protagonista di storie immortali.
Londra non è ma diviene e per questo la sia ama e la si odia con la stessa assoluta intensità.
di Ilaria Babbo
foto di Antonio Coppola



